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Arte alle Corti 2023 torna a Torino per trasformare nuovamente il capoluogo piemontese in un grande museo a cielo aperto. Il Comitato Arte alle Corti ha organizzata un’edizione straordinaria del progetto per permettere nuovamente di dialogare tra loro l’arte contemporanea e le sedi storiche e istituzionali della città di Torino.

Il percorso espositivo si snoda attraverso 14 dei palazzi più rappresentativi della città dove hanno trovato casa le opere di oltre 35 artisti contemporanei dai linguaggi e poetiche differenti, con esperienze internazionali.

Luigi Stoisa: POLITECNICO DI TORINO – Corso Castelfidardo, 30 A

Luci d’Artista arriva alla sua 26esima edizione. Ogni anno, nel periodo invernale, la Città di Torino si trasforma in un Museo a cielo aperto di installazioni luminose di grandi artisti italiani e internazionali. Le Luci nascono nel 1998 come eccezionali luminarie per celebrare le feste natalizie, e da subito diventano oggetto di un obiettivo ambizioso: creare una collezione pubblica espressione di “una cultura alta capace di comunicare con tutti”, come affermava Fiorenzo Alfieri, che ne è stato il visionario ideatore.
Ma ogni progetto per continuare a essere vivo ha la necessità di evolvere. Ecco allora che Luci d’Artista sin da quest’anno inizia un processo di mutazione della propria identità per diventare una vera e propria istituzione dedicata al contemporaneo, che sia ancora più amata e conosciuta, aperta e sostenibile, attiva tutto l’anno e non solo nei mesi invernali, dotata di una comunicazione continuativa con il proprio pubblico e un nuovo sito internet ricco e dettagliato.
— Antonio Grulli, curatore Luci d’Artista

Il progetto nasce a partire dalla pubblicazione, avvenuta nella primavera
del 2022, del catalogo Del mettere e del togliere: il catalogo ragionato
ripercorre le due fasi che caratterizzano il lavoro del Maestro Luigi
Stoisa.
Una ricerca legata all’utilizzo del catrame che inizialmente viene “messo”,
come supporto per la pittura che viene modificata e assorbita, per poi
essere “tolto”, in una seconda fase di sperimentazione, così da far
emergere la pittura sottostante in un gesto di purificazione.
Lo spazio è stato così allestito in modo da ripercorrere queste due fasi.
La prima, più concettuale e minimale, rappresentata da tre lavori
dall’afflato spazialista: diventa esemplare nell’opera “Entrare ora” il
quadrato nero dipinto ad olio che affonda in quello di pece, un movimento
in entrata in contrasto con le tele in uscita. Rappresentano questa prima
fase anche i tre lavori delle formelle dipinte ad olio su catrame, “La
pittura” e “Il sogno” e “Io tu noi voi” che lavorano sul tema del
mutamento. Al centro dello stand è collocata l’opera “Narciso”: un
autoritratto con chiaro riferimento a Caravaggio, simbolo della pittura
stessa che specchiandosi nel profondo della pece nera in esso muta e
scompare.
La seconda fase, più pittorica, è volta a ripulire la scena dal catrame.
Una volontà di purificazione che, con un messaggio ambientalista, l’artista
esplica togliendo la pece, elemento caratteristico della sua produzione,
con stracci imbevuti di solvente. Attraverso questo gesto di rimozione
permette alle figure già abbozzate attraverso il colore di affiorare ed
emergere. Figure di speranza e vita si affacciano attraverso tocchi di luce
e vampate di rosso fluorescente in questo ritorno alla pittura in chiave
sottrattiva.
Un percorso quindi di denuncia e di successiva speranza che coinvolge la
molteplicità e tocca le corde più intime per rendere tutti partecipi di
un’azione.

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